mercoledì 1 agosto 2018

Per il marito non ci si mette in tiro. Per l’amante... forse sì!



Un'ora dopo siamo tutti seduti al Bar T&C.  Marta sta raccontando ad Agata tutta la storia del presunto tradimento di Ettore. Igor, invece, è stranamente silenzioso e quando sua sorella gli chiede di chiamare Ines per spiegarle che non è più necessario occuparsi del caso “Ettore Farina”, lui non risponde.

Ad un certo punto fa un grande respiro e ci confessa che ha perso il numero dell'Agenzia, che intanto ha cambiato sede.

“Non importa”, intervengo io. “Lo troveremo sicuramente navigando su internet”.
“Ho già controllato”, ammette Igor. “Non c'è traccia di Ines, né del Gatto Nero”.
“E questo cosa vorrebbe dire?”, strilla disperata Marta.
“Vuol dire che sarà Ines a contattare te, subito dopo aver trovato le prove del tradimento di Ettore”.
“Ma lui non mi ha tradito”.
“Purtroppo temo che a lei non importerà” .

Considerato lo sconforto dei fratelli Massi e della loro madre, cerco di consolarli mettendoli al corrente delle novità riguardanti il mio matrimonio. Niente è più tranquillizzante del sapere che c'è qualcuno che sta peggio di te.

La mamma dei miei due amici, assolutamente a suo agio nel ruolo di donna aperta e moderna, trova subito la soluzione per me.
“Che brutta situazione”, inizia.
“Bhè, dai tanto brutta no..”, ci tengo a puntualizzare.
“No, è proprio pessima”, insiste. Ma senti, mia cara, tu un amante lo hai?”.

D’accordo, è impazzita pure lei.
“Direi proprio di no”, rispondo allibita.
“E perché?”.
Non riesco a capire se stia scherzando o meno, ma invece che chiederglielo le rispondo: “Perché nonostante tutto credo di amare mio marito”.

“Non importa se lo ami o no. Tu dovresti uscire da questa sciatteria in cui ti trovi e solo un altro uomo potrebbe aiutarti a farlo. Per i propri mariti non ci si mette mai in tiro, per l'amante invece si”.
Anche se ha avuto poco tatto quando mi ha dato della sciatta, potrebbe non avere tutti i torti. Questa idea dell'amante potrebbe non essere poi così male. Anche se quella di acquistare un terzo cane rimane ancora la mia preferita.

Tratto dal libro “Forse sì” di Stefania Corda


venerdì 27 luglio 2018

Dodici rose blu, ma forse non bastano


La gelateria è la stessa del nostro primo appuntamento. Sono passati tanti anni, ma riconosco l'insegna Panna e Cioccolato. Non appena ci accomodiamo Jacopo si allontana dicendomi che ha necessità di andare un attimo al bagno.

Lo osservo mentre si dirige verso la toilette: indossa un paio di pantaloni neri ed una camicia bianca. E' vero che lo si potrebbe confondere con il cameriere ma, a parte questo, sta benissimo. Cerco di distrarre i miei ormoni guardando la lista dei gelati. Spero abbiano anche quelli alla soia.  Quando sollevo lo sguardo lo vedo arrivare con in mano un enorme mazzo di rose.

E' la seconda volta che cerca di regalarmi delle rose. Queste, però, sono dodici e blu. Le mie preferite.
“Hai cambiato lavoro?”, domando imbarazzata, “rra vendi fiori nei locali?”
“Sono per te”,  risponde, “c'è anche un bigliettino”.
Prendo il biglietto e lo leggo.

"Io non voglio perderti. Hai ragione, abbiamo bisogno di parlare e di ascoltarci: iniziamo qui, adesso. Ti amo. Jacopo"

Piango e non riesco a fermarmi. Le rose sono bellissime e ciò che è scritto in quel piccolo foglietto bianco è tutto ciò che aspetto di sentirmi dire da un sacco di tempo. Ma è come se fosse troppo tardi.
“Grazie per le rose ....”, farfuglio cercando di smettere di piangere. “Ma...”.
“Ma?”.
“Ma ho paura che sia troppo tardi. Sono stanca e non riesco più a fidarmi di te”.
“Lo capisco, è passato troppo tempo, ma io non ho fretta. Posso aspettare”.
“Potresti aspettare inutilmente. Vorrei che tutto fra noi si risolvesse, ma non sono sicura sia davvero possibile. E poi io ho conosciuto qualcuno”.
“Ah...Ho capito. Beh allora credo non ci sia nient'altro da dire.”

BIP. E' un messaggio di Igor.

Allora come sta andando? Ti ha già mollato? Vengo a prenderti?

Tratto dal libro “Forse sì” di Stefania Corda



mercoledì 25 luglio 2018

Le mie colpe non esistono


Ieri mattina Sabina mi ha avvisato che la nonna è stata   ricoverata all'Ospedale di Geronia. Stasera partirà per Turallao, dove rimarrà per qualche giorno, almeno fino a quando le sue condizioni non saranno più chiare.
Non ci impiego molto a decidere che io e i bambini andremo con lei.
A Jacopo comunico soltanto che passerò un paio di giorni dalla nonna insieme a Francesco e Valentina. 

“Come mai? Fortunata sta male?”
“E' all'Ospedale, ma non si sa ancora nulla di preciso”.
“Vengo con voi”. Sono tentata di chiedergli se è solo un modo subdolo per intenerirmi e portarmi a restituirgli il telefonino, ma non ho voglia di indispettirlo. Sono troppo preoccupata. “Come vuoi”, gli rispondo.

La mattina seguente caricati i trolley nella sua macchina e, allacciate le cinture ai bambini, partiamo. In fondo sono contenta che abbia deciso di accompagnarmi, ma ovviamente non glielo dico.
Pensavo che al suo rientro da Bologna avremmo trovato il modo di dirci qualcosa, qualsiasi cosa che riguardasse noi e il nostro matrimonio. E invece l'unica comunicazione che continuiamo a scambiarci è il silenzio.

Durante il tragitto verso Geronia, mi chiedo se sia possibile che io abbia smesso di vedere me e Jacopo come un uomo ed una donna. O mio Dio, come sono vestita? Mi guardo: jeans sbiaditi, camicia e maglione nero. Le scarpe me le ricordo anche senza guardarmi i piedi. Sono degli stivaletti bassi. Devo smetterla di pensare a queste cose: potrebbero riportarmi a credere di avere qualche responsabilità anche io rispetto alla crisi che stiamo affrontando. E’ importante che rimanga concentrata sulle sue di colpe. Le mie non esistono.

Finalmente arriviamo all'Ospedale dove è ricoverata la nonna. Zia Maria e Sabina sono già lì e stanno tentando di convincerla a smettere di urlare contro l'infermiera, colpevole di non averle ancora fatto avere il foglio di dimissione. 
“E' colpa tua. Sei sempre la solita esagerata”, afferma, ad un certo punto la nonna, rivolgendosi alla sorella. “Io te lo dicevo che non era niente”.

“Senti Fortunata, io non sono un medico e comunque se ti hanno trattenuto in Ospedale per una notte un motivo ci sarà”, le risponde la zia, cercando inutilmente di difendersi.
“Questi Dottori non valgono nulla, se no non sarebbero venuti a lavorare in un Ospedale piccolo e sporco come questo”.
“Parla a voce bassa, potrebbero sentirti”.
“Mi devono sentire. E tu smettila di guardarmi così”, dice infine a mia madre. “Considerato che non sono in pericolo di vita, puoi tornare a casa tua se vuoi”.

Sabina non risponde, ma prende la sua borsa ed esce dalla stanza.
Dopo un’ora siamo tutti a Turallau.
La giornata trascorre velocemente e dopo aver messo Valentina e Francesco a letto, anche Zia Maria, la mamma e Jacopo decidono di andare a dormire. Io e nonna rimaniamo, invece, ancora un po' a chiacchierare di fronte al caminetto acceso.



giovedì 24 maggio 2018

Incipit


“Forse sì” (mediazioni tra i sentieri del cuore), è un romanzo che ha come tema principale il sentimento, soprattutto nel rapporto di coppia. La rabbia, l’orgoglio, la frustrazione, il non sentirsi compresi ed appunto l’amore, fanno parte del nostro vissuto L’autrice li descrive con delicatezza ed ironia, e pur affrontando dinamiche complesse, come l’omosessualità, il rapporto madre/figlia, oppure situazioni dolorose come il tradimento, non perde il suo caratteristico tocco creativo, fatto di leggerezza, ironia, e sensibilità.

Lara, la protagonista del romanzo, non riesce a trovare un posto ben definito nella società. Laureata in psicologia, vorrebbe far tutto ma non quel lavoro. Ha due bambini, il suo orgoglio, ma un marito che non la comprende. Gesuino è gay, ma non riesce a liberarsi delle sue angosce per mostrare il suo vero “Io”.

Marta è convinta che suo marito la tradisca, ed assume un’investigatrice privata per pedinarlo. In un turbinare di situazioni e personaggi, c’è poi il rapporto con i genitori, che perdono il loro ruolo di guida e finiscono imbrigliati nei problemi dei loro figli, senza riuscire ad aiutarli e complicando, talvolta, la loro situazione. “Forse sì” è un grande affresco della società contemporanea, dove si sono smarriti i ruoli, dove si sono smarrite le certezze di un tempo, e dove oggetti come i telefonini diventano un palliativo alle angosce dei protagonisti.

Naturalmente nel romanzo c’è anche altro, i rapporti coi social network, la ossessiva ricerca di quello che non c’è, ma in questo disastro emotivo c’è comunque l’amore nelle sue sfumature, la colla che riesce a tenere tutto insieme, ricordandoci che la vita, nonostante le molteplici complicazioni e contraddizioni, mantiene sempre la sua intrinseca ed irripetibile bellezza.




Prefazione



Non potevo non prendere carta e penna per scrivere questa prefazione. Si sa che a noi scrittori piace trascrivere tutte le nostre emozioni e riflessioni, i pensieri della notte e le giornate no.
Conosco Stefania Corda, l’autrice, ed è grazie ai suoi preziosi consigli che sono riuscito a superare quel “Forse Sì” che tante volte ho ripetuto.

Sia nella vita reale sia nella nostra fantasia ci siamo spesso trovati a vivere la quotidianità dei temi toccati e descritti in modo ironico da Stefania. Quel rapporto unico che lega Lara, la protagonista di “Forse Sì”, a Cecilia, Marta e ad Igor, l'amico omosessuale non dichiarato che ciascuna donna sogna di avere. Un po’ come noi uomini e la fantasia di avere un’amica lesbica. Gli amici, insomma, che tutti vorrebbero avere, quelli che ti ascoltano sempre, la spalla su cui piangere nei momenti difficili.

Diversità tra uomini e donne raccontate ironicamente dalla nostra Lara, laureata in psicologia con la Specializzazione in Psicoterapia. Una psicologa che non vuole esserlo, in continua ricerca del  Forse Sì che ha dentro di sé: fare la scrittrice! Una donna che vorrebbe trovare un'occupazione, ma che preferirebbe lavorare in un call center piuttosto che esercitare come strizzacervelli!

Quel rapporto con i genitori, Sabina e Raimondo, che non vuole deludere, lei la finta psicologa di casa. Le divergenze con la suocera Teresa, la megera che cerca, riuscendoci, di fare tutto il contrario di quello che la nuora vorrebbe lei facesse con Valentina e Francesco, i suoi figli di sei e undici anni. Figli nati dal matrimonio con Jacopo, un architetto affermato, allergico a qualsiasi attività motoria o sportiva, ma attratto dal suo carissimo cellulare, l’amante tecnologico. Un matrimonio, quello tra Lara e Jacopo, che vive un periodo di crisi, come spesso accade alle coppie che si conoscono da una vita. 

E mentre Jacopo parte a Bologna per un convegno, con la speranza che qualche giorno di lontananza possa servire a entrambi, Lara si trova a dover gestire quelle matte di Cecilia e Marta, che gelose dei loro rispettivi mariti, Diego ed Ettore, hanno una strana fissazione per il tradimento. E se Marta - che decide di assumere l’investigatrice Ines, titolare dell’Agenzia Investigativa “Il gatto nero” - arriva a far pedinare Ettore dopo aver scoperto un suo messaggio ambiguo con una certa Stella, Cecilia che cosa sarà capace di fare?

Beh, Cecilia è l’amica di pancia, conosciuta durante il corso di preparazione al parto. Lei è quell'amica che alleggerisce il cuore della protagonista, che sa quando ha bisogno di ridere, quando di silenzio e quando solo di un abbraccio. E' anche una donna che, se presa da un attacco di gelosia, è capace di corteggiare - usando di nascosto il cellulare del marito e fingendo di essere lui - la vecchia amica Jessica, che la perseguita dai tempi dello stesso corso di preparazione al parto in cui conobbe Lara.

In tutto questo scorrere degli eventi è fondamentale la figura di nonna Fortunata: la donna, depositaria di antiche memorie, non esita a raccontare di sé e della sua vita accanto al marito Antonio, uomo burbero e di poche parole, ma capace di gesti straordinari. Con Fortunata e Antonio si torna indietro nel tempo, in una Sardegna che profuma d'erba fresca e di vento.

Ma cosa accadrà alla fine? Lara continuerà a fare la psicologa di se stessa? Lei che mentre analizza la sua vita sentimentale e lavorativa, suggerisce consigli preziosi alle amiche e a Igor.

E lui, dopo tanti tira e molla riuscirà a dire quel Forse Sì che aspettava da tempo e a mostrare alla luce del sole il suo nuovo amore? Sua madre - al contrario di Teresa che inizialmente vive l'omosessualità del fratello di Jacopo, Gesuino, come una terribile malattia- è una vita che aspetta in silenzio che suo figlio si senta pronto per vivere veramente se stesso.  Lascio a voi il finale e i colpi di scena del pedinamento di Ettore e del finto corteggiamento di Jessica, troppo bionda, troppo seducente e con il seno e le labbra rifatte.

Ci troviamo di fronte a vicende che mettono a nudo la diversità tra uomini e donne, tra mariti e mogli. Si parla d'amicizia, d’amore per i propri figli, della vita di coppia. Le piccole bugie e l’orgoglio spesso portano ad allontanarsi, proprio com’è successo con Lara e Jacopo. Quel Forse Sì però, se ascoltato, può cambiare il senso della vita...con un avvicinamento insperato, con l’amore e con quella voglia di incominciare a dare uno spazio ad un sogno rimasto nel cassetto troppo a lungo.

Forse Sì va letto tutto di un fiato perché racconta con ironia le nostre storie di tutti i giorni, mostrando uno spaccato di un po' della vita di ciascuno di noi: genitorialità, coniugalità e soprattutto quel senso d'amicizia, indissolubile linfa di tutti i rapporti tra gli uomini e le donne.

Alessandro Vadilonga


mercoledì 23 maggio 2018

Il mattino ha l'oro in bocca



Tutti dormono ancora, ed io mi aggiro silenziosa per la casa, sperando di trovare qualcosa della mia dolce metà  fuori posto... mi basterebbe anche un calzino! Generalmente, dopo i miei monologhi sull’importanza dell’ordine e sul fatto di non essere né una schiava romana né sua madre, lui volta le spalle e se ne va, lasciandomi il piacere di parlare da sola.

Stamattina, però, accade qualcosa di diverso.

“Jacopo?” Dico, sentendomi fortunata nell’aver scovato una camicia sopra la lavatrice. “Pensi che la camicia si metta nell'armadio da sola?”
“Domani vado a Bologna”, m’interrompe. “C'è un convegno e ho pensato che qualche giorno di lontananza possa servire ad entrambi”.
Intanto interrompermi proprio sul più bello non è affatto educato. Inoltre, Bologna, lontananza e servire nella stessa frase, mi allarmano non poco.

“Mi stai proponendo una specie di pausa di riflessione, per caso?”
“Non proprio”.
“E allora cosa dovrei pensare?”
“Che forse qualche giorno di lontananza possa servire ad entrambi.”
“Questo me l’hai già detto, non riesci a dirmi altro?”
“No”.
“Allora fai come credi”.

Dopo aver sistemato l’indumento incriminato dentro il bidone della spazzatura, richiamo al mio cospetto le emozioni del film animato Inside out. In compagnia di rabbia, paura, disgusto, gioia e tristezza vado così a svegliare l’altro maschio della famiglia.

Francesco ha dodici anni, i capelli biondissimi e gli occhi verdi. Lui si comporta come la maggior parte degli adolescenti, cioè come un bambino di due anni, ma con il ciuffo e la convinzione di essere più furbo di qualsiasi adulto sulla terra. Il tutto accompagnato da un totale disinteresse per la scuola, un odio viscerale per i compiti e, come ciliegina, da un eloquio degno dell’Oscar alla scurrilità. Adesso che sono seduta sul suo letto e lo guardo dormire mi rendo conto di quanto assomigli al padre.

Nonostante questo lo amo da morire. L’amore di una mamma non ha limiti. Mi alzo e vado a sollevare la serranda. Dieci secondi dopo, come accade ogni giorno, lui riemerge dalle coperte e mi sorride.

Tratto dal libro “Forse sì” di Stefania Corda


La mia amica Cecilia



Stamattina avevo un appuntamento con Cecilia, la mia amica di pancia, nonché mamma e casalinga a tempo pieno. Ci siamo conosciute durante il corso di preparazione al parto. Io attendevo Francesco e lei Federico. Eravamo un gruppo di dodici donne gravide sedute in cerchio, ciascuna nella sua sedia scomoda con i piedi gonfi e la schiena a pezzi. Lei era la mia vicina e mentre io pensavo a quanto fosse odiosa Jessica, una ragazza di ventiquattro anni, alta due metri e con una pancia inesistente nonostante fosse al settimo mese, lei trasformò i miei pensieri in parole.

“Quanto è odiosa Jasmine, ma quanti anni ha? Dieci?” Mi sussurrò all’orecchio.
“Jasmine chi?” Risposi, mezzo addormentata per effetto degli ormoni.
“Quella bionda atteggiata senza pancia, il suo povero bambino starà morendo di fame. Sempre che sia davvero incinta. Tu che stai studiando psicologia, non è che ha una gravidanza isterica?”
“Si chiama Jessica, che nome da sfigata”.
“Tu mi piaci”.
“Anche tu, ma com’è che ti chiami?”

Da quel giorno non ci siamo più separate: sono trascorsi quasi dodici anni. Purtroppo non ci siamo potute separare neanche da Jessica, che intanto si è rifatta seno e labbra. Quasi fossimo cadute vittime di un crudele incantesimo, la incontriamo ovunque e la cosa peggiore è che i nostri figli sono nella stessa classe fin dalla Scuola dell’Infanzia.

Parlare con Cecilia mi alleggerisce il cuore e mi fa stare sempre meglio. Sa quando ho bisogno di ridere, quando di silenzio e quando solo di un abbraccio.

Dinanzi ad un cappuccino alla soia ed una pasta vegana, le ho raccontato della partenza di Jacopo e lei, con la sua proverbiale delicatezza, mi ha detto che di certo vuole lasciarmi, e che dovrei essere contenta di potermi liberare di Brontolo, soprannome con cui lo chiama da sempre. Forse ha ragione. Forse una separazione potrebbe non essere la cosa peggiore, ma una possibilità per entrambi di rincominciare ad essere felici. Forse.

Lui si trova a Bologna da tre giorni: ha chiamato tutte le sere per poter parlare con Francesco e Valentina, non ha mai chiesto nulla che avesse a che vedere con me.

Tratto dal libro “Forse sì” di Stefania Corda


Per il marito non ci si mette in tiro. Per l’amante... forse sì!

Un'ora dopo siamo tutti seduti al Bar T&C.   Marta sta raccontando ad Agata tutta la storia del presunto tradimento di Ettore....